Dagmar Mavrevova

1983 Slovacchia

Come dice Alexander nel film Offret – Il Sacrificio di Andrej Tarkovsky:

“Vogliamo rimodellare un giardino secondo i nostri gusti, ma dopo il lavoro con la falce e un paio di forbici da giardino, sradicando le erbacce, diamo uno sguardo a ciò che abbiamo fatto con l’aspettativa che ci renderà felici, eppure la prima cosa a cui penseremo sarà: “Dove è scomparsa tutta la bellezza e tutto ciò che era così naturale?”.

Dagmar Mavrevova
Dagmar Mavrevova

Il significato del mio lavoro non è in alcun punto, o moralità, o in un lieto fine, ma in una semplice domanda. Non racconto una storia, ma una deliberazione, una creazione intesa come vagare del pensiero, una sorta di mezzo tramite il quale le persone comunicano con loro stessi e gli altri.

Il lavoro si basa sul contrasto “bianco e nero” ed è una meditazione sulla delicata cecità umana e l’abilità nell’affrontare situazioni di vita quotidiana.

Ho usato tempo, processo, distruzione e ricostruzione, sistematicità, invenzione, quantità … nel mio creare. Il risultato è spesso dato dalla somma delle parti che ne creano una nuova, pur potendo funzionare individualmente. Argomenti: libertà, libera scelta, sistema, liquidazione, relazioni, regole, sciocchezze, inflessibilità, fuga dal paradiso, rifiuto del paradiso. Si tratta principalmente di installazioni, oggetti.

 

Ho lavorato con materiale che di solito non è viene nascosto sotto alcuna copertura. Lo accetto con i suoi difetti, anche tecnici, che trovo renderlo più espressivo. Li metto in evidenza e li uso.

 


Contatti

3341463965

www.dagmarmavrevova.com


LE OPERE

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